Viaggio alla GAM tra materie e memoria

un progetto in partenariato tra Gam di Torino
e l’ANFFAS Ticino di Somma Lombardo

 

Il progetto: definizione del campo d’azione e finalità
Lo studio e l’attuazione del progetto in questione sono stati mossi dall’intento di avviare e verificare un processo cognitivo di stimolazione percettiva che va dal generale al particolare attraverso un articolato percorso di scoperta del museo che, approdando alle sperimentazioni “off camera” di Nino Migliori, ha trovato in esse un luogo privilegiato in cui stimolare e valutare le capacità espressive in soggetti portatori di handicap mentale.
La scelta di valorizzare in modo particolare il percorso di scoperta del museo rispecchia l’importanza che riveste per noi il museo come luogo di scoperta e, in parallelo, la constatazione del fatto che il contesto museale può offrire interessanti opportunità di miglioramento delle metodologie d’intervento educativo per i disabili.
L’identità e la storia di un museo come la GAM – le cui Collezioni raccolgono opere che datano dalla fine del XVIII secolo ai giorni nostri – favoriscono un approccio per tappe, ciascuna delle quali intende promuovere, in chi le segue, l’acquisizione di elementi che consentano di leggere il contesto in cui si svolge l’esperienza e, in generale, l’assimilazione di strumenti utili per fare propria la capacità di osservare.  
 
I contenuti del progetto
Evidenziando fin dall’inizio il fatto che “mettersi in moto” per venire al museo, così come il viaggio stesso, sono già momenti significativi del percorso, è stato fondamentale curare la fase di accoglienza del gruppo, che forse proprio dalle prime sensazioni è stato aiutato o impedito nel successivo svolgersi dell’incontro. L’atrio del museo, con la presenza del personale che di norma esige da chi vuole accedere alle sale espositive il pagamento di un biglietto hanno introdotto in un’avventura nuova.
Un primo incontro del nostro percorso è stato dedicato agli spazi che ospitano le opere dell’Ottocento: il gruppo si è orientato, come in ogni viaggio di scoperta che si rispetti, attraverso le piantine colorate che la galleria ha messo a disposizione per dirigersi con sicurezza verso la sala che introduce all’Arte in Piemonte tra Neoclassicismo e Romanticismo, contrassegnata, sulla mappa, dal numero 2. In questo spazio le opere stesse hanno riservato un’accoglienza particolare al loro pubblico: i dipinti qui “dialogano” con un bassorilievo e una scultura, subito rivelando la varietà delle forme in cui le opere si presentano. E’ stato opportuno, in questa sede, lavorare, per quanto possibile, sulle relazioni che le opere intrattengono fra loro, così come sono state colte dal nostro gruppo speciale di visitatori. E’stato osservato insieme, per esempio, che il particolare delle mani attraversa come nota comune L’angelo annunziatore di Hayez, il Ritratto di Carolina Zucchi, la Madonna annunziata di Pelagio Palagi, la Bimba dormiente di Marochetti e l’Autoritratto con famiglia di Lavy: ecco dunque la scelta di evidenziare un tema che potrà offrirsi come filo conduttore per l’intero percorso, fornendo, poi, particolari spunti per ulteriori sviluppi da condursi in sede di laboratorio espressivo e rilevando come Migliori stesso dimostri una predilezione per questa parte del corpo rappresentata dalle nostre mani.
Ed ancora come appartenenti al proprio corpo, infine, le mani offrono lo spunto per aprire al discorso della percezione del sé, alla quale l’intera esperienza si attesta per poi rinviare, volendo, a tutta una serie di approfondimenti e di studi sullo schema corporeo, la percezione dell’altro, ecc.
Nella fase successiva del percorso, sono le Collezioni del Novecento a sorprendere i visitatori con la varietà dei materiali di cui sono costituite e che loro stessi sono chiamati a riconoscere. Il gruppo è stato così condotto a scoprire come la fotografia possa affiorare, nel suo senso originario di “scrittura con la luce”, dai due soli elementi necessari perché un’immagine, con determinate caratteristiche, prenda forma: la carta sensibile e la luce.
Con la proposta di sperimentare in prima persona il processo delle ossidazioni e di assistere ai mutamenti che la reazione chimica porta con sé, si è suggerito al gruppo di concentrare l’attenzione sui materiali che intervengono nel determinare il tipo d’immagine prodotta che, nel suo venire alla luce, non passa quindi attraverso la mediazione della macchina fotografica, ma risulta dall’immersione degli oggetti utilizzati (o, direttamente, delle mani stesse del soggetto) nei liquidi di sviluppo e di fissaggio. L’obiettivo, poi, di decifrare i livelli di percezione attivati nel corso dell’esperienza ha richiesto lo stretto monitoraggio di ogni fase dell’attività ed una sempre più intensa collaborazione del personale didattico del museo con l’équipe degli educatori che hanno accompagnato il gruppo e che nei laboratori dell’ANFFAS hanno con grande entusiasmo sviluppato le attività avviate in museo. 
Riteniamo significativo il fatto che l’interessante documentazione del progetto prodotta dal Servizio Educativo GAM, attraverso la costruzione di un hyperfilm, abbia inteso ricostruire l’intero percorso, a partire dal viaggio stesso che il gruppo ha dovuto intraprendere per raggiungere il museo. Questa scelta è stata mirata non solo a valorizzare lo svolgersi completo dell’esperienza, ma anche a far emergere il senso dello spostamento da un ambiente noto ad un contesto nuovo, evidenziando, inoltre, la rilevanza del fatto che il museo appartenga e sia collocato nel cuore della città, ma sia aperto al dialogo con un territorio sempre più ampio.